Il toupet
Me la ricordo sempre in quella sedia
/ gli occhi colore mare al tramontare / con quel suo viso sempre
rattristato / sembrava che aspettasse “la giornata”. / Mio nonno non
c’era più da tanti anni / e lei stava sempre a rimestare / fardelli
di pensieri sgualciti / di guerre e cave di tufo da scavare. / Amore
mio quante vicissitudini / in brutti giorni di paure e fame / dentro
le orecchie il fischio delle bombe / tu a far la guerra ed io a
pregare i Santi / Ogni mattina si scioglieva i capelli / e pettinava
tutto quell’argento / come se li volesse liberare / dai nodi della
vita e darli al vento.
Dopo che se li era pettinati / e
sgrovigliato aveva ogni nodo / faceva una treccia e l’attorcigliava
/ al centro della testa tipo un toupet. / E poi come pugnali
conficcava / ferretti attorno stando ad occhi chiusi / come a volere
distruggere / dalla sua mente ricordi tormentosi. / Io la guardavo
zitto da un angolino / stando in silenzio per non la disturbare / e
la vedevo asciugarsi dagli occhi / brandelli di vita e lacrime da
imbastire.
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Copyright ©2005
Vincenzo Aiello Tutti i diritti riservati.