Natale di facciata
La prima cosa che la mente trova /
sentendo parlare del natale / è Gesù Bambino dentro la mangiatoia /
inviato tra di noi a predicare. /E così che decise il Padre Eterno /
per preservarci dall’inferno. / Ma questo pensiero è offuscato /
molto spesso da altri pensieri / dove la festa è solo del palato /
leccornìe nei piatti e nei bicchieri. / S’inizia con dell’ottimo
sfingione / per terminare con schampagne e panettone. / Pregare? ma
cos’è questa scocciatura / non c’è mai tempo o poco se ne trova / ci
bastano le perpetue in sagrestia / ad asciugare il sangue dai
chiodi. / E quei quattro vecchietti sempre la / che aspettan che la
vita se ne và.
L’uomo che tutto ottiene senza sforzo
/ e la sua saccoccia tiene piena / pensa poco alle cose celesti / e
alle persone povere senza pane. / E a tutti i suoi fratelli
sventurati / dalla mattina a sera bombardati. / Si rende conto solo
se un bel giorno / la fortuna abbandona la sua strada / facendogli
desiderare tutto quello / che prima aveva con facilità. / Spaventato
allora giunge le mani / e prega Dio perché gli cambi la sorte. / E
il Signore che vede queste cose / più passa il tempo e più si rende
conto / che l’uomo è confuso e crede poco / e non ha più timore
delle sue Leggi. / E il natale di facciata / è pieno di falsi santi
e nessuno prega.
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Copyright ©2005
Vincenzo Aiello Tutti i diritti riservati.