I vecchi di Bagheria

vecchi siciliani

I vecchi di Bagheria

Sono rimasti in pochi

i vecchi che si riuniscono in piazza

e si contano nelle dita delle mani

quelli che hanno la storia impressa in faccia.

Ne vedo uno che ha la fronte come uno spartito

e mi sforzo a leggere cosa ha scritto in viso.

Mi pare di leggere che era un contadino

che zappava la sua terra

per allevare il frutto d’oro

uno di quelli che con sudore di zappa

riuscì a dare dignità e una casa alla sua famiglia.

E zappava e …e dissetava le piante…e a tempo di raccolta

faticava uscendo dal campo i cesti di limoni

e con il carretto colmo di casse

e l’odore del cavallo nelle narici

portava i verdelli in magazzino.

E quello…mi pare di leggere che era un potatore

che come un direttore d’orchestra

teneva in mano tronchesina e seghetto

e eliminava con maestria i rami più infruttuosi.

Mi pare di leggere ora sulla fronte dell’altro

che era un magazziniere che toglieva i piccioli, calibrava

e avvolgeva i limoni nella carta velina disegnata

mettendoli in bella vista nelle cassette per la spedizione.

Leggo invece nell’altro

che come mio padre lavorava presso La Carovana

a riempire vagoni di treni

che ogni sera partivano pieni di limoni

per il settentrione e per l’estero.

Ora che il malsecco ha preso l’avvento

negli agrumeti tutti abbandonati

e gli ultimi vecchi che fecero la storia

della grande Bagheria vanno morendo

di buono rimane poco e niente

quasi quasi anche i Pupi della Villa Palagonia

se potrebbero scendere dai piedistalli dove sono appoggiati

farebbero fagotto per scappare lontano

da questo paese diventato come un estraneo

 

 

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